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15 Novembre 2019

Insediamento Rupestre di Macurano

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Macurano – Trappeti Ipogei

Insediamento Rupestre Macurano

Appena fuori dall’abitato di Alessano, in direzione Novaglie incontriamo un villaggio rupestre, conosciuto come Macurano. Qui si può ancora vedere un insediamento scavato nella roccia con le sue strade, le abitazioni, i ricoveri per gli animali con gli abbeveratoi, i pozzi, le cisterne, e in fine la necropoli. Gli studiosi sono incerti sul far risalire le origini di questo sito ad una popolazione autoctona oppure ai monaci basiliani.

Se realmente si può far risalire l’origine dell’insediamento al passaggio dei monaci dell’ordine di San Basilio di Cesarea si ricorda che nell’VIII sec. i Basiliani furono costretti a fuggire dall’impero bizantino a causa di una persecuzione compiuta dall’imperatore Leone III Isaurico e si rifugiarono principalmente nel Salento e in Calabria.

Il villaggio rupestre di Macurano fu anche una zona interessata dall’importante insediamento di monaci basiliani che vi si stanziarono per nascondersi e per rifugiarsi, dopo il loro approdo sulla costa salentina distante meno di 4 km. I monaci provenivano dal vicino Oriente da cui scapparono in seguito alla lotta iconoclasta. Trovato rifugio a Macurano, si dedicarono all’agricoltura, attività garantita dalla fertilità della terra ricca di acque di scolo provenienti dalla collina e che venivano raccolte in cisterne tramite un sistema di canalizzazioni, in parte ancora visibile.

L’area del villaggio rupestre fu sfruttata successivamente e nel Cinquecento venne edificato il complesso masserizio, denominato Macurano, consistente nella Masseria Santa Lucia e nella cappella di Santo Stefano. Il complesso masserizio è dominato dal nucleo originario, ovvero dalla torre cinquecentesca coronata da beccatelli a sostegno del parapetto aggettante del terrazzo sommitale e da caditoie in corrispondenza delle finestre e delle porte di accesso. Gli altri ambienti furono aggiunti successivamente e già alla fine del XVII secolo il complesso masserizio consisteva della struttura oggi visibile.

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15 November 2019

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15 November 2019

Tra viottoli, scalette e terrazze si raggiungono  grotte in un discreto stato di conservazione dove sono visibili gli adattamenti  di queste alle necessità dell’uomo. Si scorgono i luoghi, dove si conservavano le derrate ma cosa più interessante sono i luoghi predisposti alla molitura delle olive: i tipici frantoi Ipogei. Perché ipogei? Il motivo più comunemente noto che faceva preferire il frantoio scavato nel sasso a quello costruito a pianterreno era la necessità del calore. La temperatura calda e costante favoriva il deflusso dell’olio quando le olive macinate erano sottoposte alla torchiatura e alla separazione dell’olio dalla sentina che si depositava sui pozzetti di decantazione. Il frantoio ipogeo, inoltre, presentava il vantaggio di permettere il rapido e diretto svuotamento dei sacchi di olive nelle cellette che, come possiamo vedere dalle immagini sono in questo caso poste ai lati delle pareti.

Possiamo notare anche i momenti  e gli strumenti necessari a ottenere il prodotto finale; come la pietra, o vasca, con la macina costituita da una piattaforma circolare in pietra anch’essa, che poteva avere un diametro tra il metro e ottanta  e i due metri  dove avveniva la macinazione. Dopo di che la pasta veniva depositata in appositi contenitori ricavati dalla roccia per poi essere pressati attraverso il torchio e nel Salento prevalentemente si usava il torchio alla calabrese.  Infatti le immagini ci mostrano i pilastri che lo dovevano sorreggere. Inoltre nel pavimento vi sono dei raccoglitori, necessari alla separazione dell’olio dalla sentina.

Con alcuni studi  si è  riusciti a ricostruire l’assetto urbanistico del villaggio che doveva trovarsi lungo una adduzione dell’Appia Traiana.

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15 November 2019

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