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14 Aprile 2020

Carbonari in Alessano (Massoneria)

Alcuni cenni storici sulla Massoneria / Settari

Molti considerano la Carboneria una sorta di braccio della Massoneria. In realtà le due istituzioni conservarono sempre una propria autonomia, sebbene massoni confluissero nelle vendite carbonare e carbonari aderissero successivamente alla massoneria. Dopo la crisi del 1799 anche nel Salento, infatti, si assiste al dualismo di Massoneria e Carboneria che caratterizzava anche il resto del Regno di Napoli. In realtà la Carboneria prese piede in Puglia quando già logge massoniche operavano sul territorio. Notevoli tracce massoniche si trovavano già a Lecce, Corigliano, Casarano, Gallipoli e nel Capo di Leuca.

Durante il Regno di Gioacchino Murat si assiste a una doppia posizione di Massoneria e Carboneria: da una parte troviamo realtà filo francesi, dall’altra nuclei di massoni e carbonari iniziarono ad opporsi alla politica di Murat. A tale opposizione al governo francese aderirono, ad esempio, la vendita carbonara di Gallipoli “asilo dell’onestà”, quella di Galatina, Copertino, Leverano e Monteroni.

In Corigliano d’Otranto, in casa di Giacomo Comi, il 19 e il 20 maggio 1815 si tenne un’assemblea carbonara. Le vendite di terra dì Otranto lì rappresentate, oltre ad altre vendite di Puglia, erano denominate “I novelli bruti” da Galatina,” I figli di Attilio Regolo” da Corigliano,” I Regoli” da Taviano, “I figli di Catone” da Lequile, “Il buon senso” da Acaja,” l’Idro “da Otranto, “La fenicia neretina” da Nardò, “L’asilo dell’onestà” da Gallipoli, “Il sollievo dell’Umanità” da Squinzano.

Sconfitti gli insorti, con decreto del 21 marzo 1821 le sette segrete furono poste fuorilegge e i capi severamente puniti.

In Terra ‘Otranto 33 ufficiali, 131 impiegati furono destituiti.

Tra questi Benedetto Mancarella, giudice criminale, Francesco Saverio Lala, contabile dei dazi, Raffaele e Cesare Paladini, Paolino Vigneri, giudice di Campi, Oronzo Gabriele Costa, naturalista di Alessano.

L’attività delle sette carbonare, però, non rallentava.

Nei paesi del Capo di Leuca erano sempre numerose gli affiliati ai Filadelfi, ai Patrioti, ai Carbonari Decisi. In Tricase tra i settari più attivi figuravano Pasquale Sauli, già maggiore del disciolto esercito costituzionale, Michelangelo Pisanelli, Paolo Tronci, Giovan Domenico Aymone, Ferdinando Maroccia. In Marittima i fratelli Maglietta, in Ortelle i fratelli Tronci, in Alessano Carlo, Pasquale e Trifone Sangiovanni, il principe Aragona e Antonio Amoroso. A Poggiardo Sebastiano Sossisergio, Francesco Perchia, il sacerdote Pietro Colluto, Angelo Tafuri, il sarto Raffaele Parisi, a Sanarica i fratelli Galati.

Gli oppositori, in Terra d’Otranto, furono sostanzialmente una minoranza è tra questi solo pochi ebbero una chiara e precisa convinzione e visione politica che si esprimeva attraverso una condotta politica coerente ed univoca.

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